C’è un’antica tradizione che racconta come, in una tribù della regione di Tarso, l’assassino venisse punito legandolo al cadavere della sua vittima. Era una condanna terribile, perché giorno dopo giorno, la decomposizione del corpo finiva per infettare e uccidere anche l'assassino. È un’immagine dura, quasi insopportabile da pensare, eppure, per quanto sembri lontana da noi, rivela una verità che riguarda la maggior parte delle persone. Il peccato, ovvero, tutte quelle azioni malvagie che, che ci piaccia o no, avvengono nella vita di tutti, ha lo stesso effetto. Il peccato è male, e il male è qualcosa di morto che ci portiamo addosso. Ci avvelena lentamente, corrompe il nostro intimo, influenza i rapporti, e condiziona ogni aspetto della nostra esistenza. Il peccato non è solo un comportamento sbagliato, ma è una forza che tenta di governarci, di abitare in noi, di ingannarci. Ha perfino una voce persuasiva, che sussurra quando proviamo a combatterlo: «Non ce la farai.» «Non cambierai mai.» «È inutile provarci.» Lo scopo del peccato è uno e uno solo, trascinarci nella vulnerabilità, spegnere la speranza, renderci incapaci di reagire. Perché quando una persona è scoraggiata, è più facile fermarla. Quando qualcuno perde la speranza, smette di avanzare, di progredire. Quando qualcuno si sente solo, ogni passo diventa più pesante. Il male che agisce attraverso il peccato vuole spezzare la nostra speranza, perché sa che nella debolezza diventiamo più facili da fermare e incapaci di compiere il bene. Ed è proprio lì che il peccato vuole condurci. Da un lato vuole atterrarci, dall’altro vuole limitare il bene che potremmo portare nel mondo. La domanda allora è: come possiamo liberarci da questo male? Il verbo liberare significa: *rendere libero *affrancare *sciogliere da un vincolo *lasciare andare Anticamente quando si pensava al termine liberare, si evocava l’immagine di un soldato che trascina un compagno ferito fuori dal campo di battaglia. Nella Bibbia, “liberare” significa strappare fuori dal pericolo. Ed è proprio questa la salvezza che Dio vuole offrire a chi è immerso nel peccato. Se pensi di non avere più forze per rialzarti, se il peccato ti ha atterrato, non temere, perché c'è ancora speranza. Ma se non permettiamo a Dio di liberarci, siamo noi stessi a rimanere attaccati a ciò che ci fa male. L’apostolo Paolo ci ricorda che la salvezza non nasce dallo sforzo, ma dalla fiducia. La fede è il punto esatto in cui la guarigione diventa possibile, il luogo in cui la grazia può operare. Per questo Gesù, quando guariva gli ammalati, diceva spesso: «La tua fede ti ha salvato.» La guarigione avveniva quando quella persona apriva un varco, e diceva sì, permettendo a Dio di entrare nel proprio cuore. E la guarigione che avveniva in quelle persone, non era un premio, ma accoglienza. Quando anche tu arriverai al punto di dire: «Non ce la faccio più da solo», scoprirai che Gesù è venuto per liberare anche te. Essere liberati da Gesù non significa ricevere la promessa di una vita senza tempeste, ma significa avere la certezza che, nelle tempeste, non sarai solo e non affonderai. La maturità spirituale non consiste nel non avere più battaglie, ma nel non combatterle più da soli. Perché nel mezzo della fragilità, delle paure, dei pensieri che schiacciano, una voce tremenda, tenterà di convincerci che tutto peggiorerà. Ma quella voce non dice la verità, ed è il male che tenta di sfruttare la nostra debolezza per trascinarci sempre più in basso. Ed è proprio lì, nel punto più fragile, che può ancora accadere il miracolo. Quando non abbiamo più vie d’uscita, quando le forze non bastano, quando non possiamo più illuderci di salvarci da soli, Dio è ancora lì, pronto ad accoglierci. La cosa meravigliosa che devi sapere, è che la debolezza che il male usa per distruggerci, Dio può trasformarla nel luogo in cui lo cerchiamo e ci aggrappiamo a Lui. Metti Dio alla prova, ora..., adesso..., oggi stesso! Sei disposto a lasciarti accogliere da Dio?
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