Il giorno in cui la Chiesa (Concilio di Trullo 692 d.C.) vietò l'Agnello. Dal simbolo animale all'Incarnazione umana Dal "COME" all'idolo concettuale: perché il Concilio del 692 vietò i simboli animali. Esiste un vizio radicato nella psicologia umana che il secondo comandamento cercava disperatamente di arginare: l'incapacità di gestire le metafore. Quando la Scrittura usa un'immagine poetica per spiegare un concetto astratto (il Messia condotto come un agnello al macello per descriverne la mitezza, o Dio che ruggisce come un leone per descriverne la forza giudicante), l'essere umano compie quasi sempre un passo falso. Cancella il "come" e trasforma il simbolo in un "è" assoluto. Questo scivolamento inconsapevole verso forme di cripto-paganesimo (la sostituzione del Dio invisibile e spirituale con immagini tratte dal mondo naturale) divenne così grave nei primi secoli del cristianesimo che la Chiesa d’Oriente dovette intervenire con un decreto giuridico e teologico drastico. Siamo a Costantinopoli nel 692 d.C., durante il Concilio di Trullo (detto anche Quinisesto). Camminando per le chiese dell'epoca, i vescovi notarono una deriva spirituale pericolosa: i fedeli cantavano lodi, pregavano e offrivano venerazione a icone e mosaici che raffiguravano Gesù letteralmente come un ovino, un agnello a quattro zampe indicato dal dito di Giovanni Battista. La metafora poetica dell'aramaico Talya (Servo/Agnello) si era totalmente reificata, zoomorfizzando il Salvatore. Per questo motivo, il Concilio emanò il celebre Canone 82. Il testo dichiara espressamente: «Abbracciando le antiche figure e le ombre come simboli della verità [...] noi decretiamo che d’ora in poi la figura in forma umana dell’Agnello che toglie il peccato del mondo, Cristo nostro Dio, sia esposta nelle immagini al posto del vecchio agnello». I Padri della Chiesa compresero che continuare a rappresentare la divinità attraverso tratti animali non solo sminuiva la statura della verità, ma rischiava di far regredire la fede verso i culti precristiani, dove le divinità avevano sembianze leonine, bovine o ovine. L'unico motivo per cui Dio può essere "visto" o rappresentato (o cantato) non è perché assomiglia a un leone o a un agnello, ma perché Si è fatto uomo (l'Incarnazione). Oggi, l'abuso di questa iconografia non avviene più sui mosaici, ma qui nell’occidente continua ad essere presente in immagini, nei nostri canti e nel nostro linguaggio devozionale. Quando educhiamo le persone a cantare lodi a un "animale sul trono", attiviamo dinamiche emotive e visive che rimpiccioliscono il Creatore per farlo entrare nella nostra comfort zone emotiva. Il rischio è di trovarci, proprio come gli ebrei nel deserto con il vitello d'oro, a celebrare una festa in onore di Dio ma davanti a un idolo concettuale costruito dalle nostre mani. Per la tua riflessione: Se la Chiesa del VII secolo sentì il bisogno di vietare per legge i simboli animali per proteggere la purezza del messaggio, non pensi che oggi corriamo lo stesso rischio quando abusiamo di metafore e immagini preconfezionate nei nostri culti, preferendo la commozione visiva all'obbedienza radicale alla Parola?
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